La grotta scomparsa di Cagliari: la grotta di Sant’Andrea

La grotta di Sant’Andrea era la più grande cavità di Cagliari ed era sempre riportata ( con questo nome o con quello meno frequente di san Guglielmo) nella cartografia ottocentesca. Era ubicata dove oggi si apre l’ omonimo fosso di San Guglielmo e si ergono gli edifici dell’ex clinica universitaria Aresu . Doveva essere una cavità spettacolare, a giudicare dalle descrizioni di alcuni viaggiatori dell’ Ottocento, tappa obbligata della loro visita in città.
La più antica descrizione ce la offre William H. Smith un viaggiatore inglese dei primi dell’ Ottocento, nel suo diario di viaggio dal titolo “Sketch of the Present State of the Island of Sardinia” pubblicato a Londra nel 1828. La pagina offre anche un bozzetto fresco e vivace di vita cagliaritana del primo Ottocento:
“…Vi è anche un’altra caverna vicino alle mura della città, chiamata la grotta di Sant’Andrea, con un piccolo giardino all’entrata: rassomiglia a una delle famose grotte delle latomiae di Siracusa, e nella stessa circostanza offriva protezione ai cagliaritani.
Qui i cittadini si recano d’estate per godersi l’aria relativamente fresca e per divertirsi a giocare “a bocce”, un gioco che si fa con quattro palle di legno grandi ed una piccola, usata come bersaglio su cui lanciare le altre, su delle piste rese pianeggianti proprio per farvi questo gioco. Ci sono anche dei tavoli, intorno ai quali i contadini e i soldati si divertono a giocare a carte, a fumare, a bere e a cantare. L’estensione della grotta e la varietà degli abbigliamenti danno la vivente impressione di un rifugio di “banditi”. All’interno vi è un grande serbatoio di acqua pura, che, per aver ricevuto alcune benedizioni particolari, è altamente apprezzata; mentre una bettola provvisoria adiacente ad essa offre agli ospiti rosolio, vino e roba dolce, tutti molto dozzinali…”
Vent’ anni dopo è ancora un viaggiatore inglese, John Warre Tyndale, a visitare il sito e descriverlo nel diario del suo viaggio nell’ isola , pubblicato a Londra nel 1849 col titolo “The Island of Sardinia”
“…Nella grotta di Sant’Andrea, che il capitano Smyth molto appropriatamente paragona alle latomiae di Siracusa, si trova un’immensa cisterna di arenaria che taluni suppongono si sia formata naturalmente; nello stesso tempo, la caverna costituisce un apprezzato luogo di ritrovo per il popolino perché vi si vendono vini e dolciumi e la gente vi trascorre allegramente il tempo fumando, bevendo, giocando a carte o quant’altro….”
Pochi anni dopo è un altro viaggiatore illustre, il tedesco George August Schweinfurth che visita Cagliari per motivi legati ai suoi studi di botanica, e viene accompagnato da due amici in quella cavità. Non sappiamo chi siano i due accompagnatori , ma lo Schweinfurth ci fa sapere che “…sono due amabili signori conosciuti a tavola. Sono entrambi professori all’ università, uno è filologo e notevole conoscitore di storia antica, l’ altro matematico e per giunta ecclesiastico.” Anche lui rimane molto colpito dalla grande cavità e la descrive in questi termini:
“…Da là ci recammo alla grande grotta. Scavata nella roccia calcarea, questa grotta ha una volta colossale che si estende in direzione dello strato roccioso. Estremamente larga ed alta all’imboccatura, la grotta rimpicciolisce man mano che aumenta la profondità. Ci si può fare un’idea della sua grandezza immaginando che centinaia di cavalli coi loro equipaggi potrebbero facilmente trovarvi asilo per la notte. Simili grotte, scavate probabilmente dal mare, sono sparse per tutta l’isola….Nella grande grotta di Cagliari trovai una mescita dove mi venne servito del vino eccellente.”
La cavità esisteva ancora nel 1861, anno in cui il canonico Giovanni Spano pubblicava la “Guida della Citta e dintorni di Cagliari “. Il canonico è l’ unico a non soffermarsi sulla bottega del vino presente all’ interno della cavità, che aveva così colpito i tre viaggiatori precedenti, ma ci fornisce interessanti notizie a carattere storico:
“….Si ha por tradizione che nella vicina e vasta spelonca si fossero rifugiati i Vescovi Africani quando furono esiliati da Trasarnondo, prima che fosse appositamente fabbricato il Monastero di S. Saturnino, e a loro ceduto dall’Arcivescovo Primasio. In tempi antichi in questa Chiesa si faceva una gran festa popolare ali’ apostolo Sani’ Andrea , alla quale concorreva malta gente del Campidano, come a quella di Santa Greca in Decimo…Innanzi che si erigesse il Campo Santo, la stessa chiesa serviva per cimitero ; ora serve di ossuario, come di fatti vi esistono grandi mucchi di ossa umane.”.
La grotta scomparve probabilmente a partire dal 1887 anno in cui il consiglio comunale di Cagliari deliberava di costruire un grande muraglione di sostegno “lungo la scarpata del fosso“. per collegare l’ultimo tratto di via dei Genovesi al quartiere di Stampace tracciando quella strada che in futuro sarebbe diventata via Porcell. Agli inizi del secondo conflitto mondiale negli ambienti ipogei che costituivano il fondo della cavità, e che ancora residuavano alla base del muraglione, venne costruito l’ ospedaletto militare san Giorgio, ed infine il 26 maggio 1953 nel grande fossato venne inaugurata la clinica Aresu.
Al giorno d’ oggi esiste solo un lembo dell’antica caverna, di difficile accesso ed alle spalle dell’ ospedaletto militare, E’ la parte più in fondo, dove la volta è molto bassa, e che il canonico Spano descriveva come adibita ad “ossuario” della chiesa di sant’Andrea. In quell’ area sono ancora presenti cumuli di ossa umane sul fondo di un limpido specchio d’acqua.

 

Ringraziamo Antonello Fruttu per aver lasciato il suo contributo sul gruppo Facebook “Cagliari segreta”, da noi condiviso in questa pagina sul sito; vi invitiamo a seguire il gruppo su Facebook per rimanere aggiornati!

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