La storia del porto di Cagliari: da porto punico ad attrazione turistica della città

La fascia della costa che veniva impiegata agli inizi del periodo di colonizzazione fenicia e punica, e successivamente ancora romana, in qualità di porto cittadino di Karalis, finì con l’essere abbandonata verso il 1000 a causa del sopravvenire delle temibili scorrerie e invasioni compiute dagli arabi; fu così che solo con l’intervento successivo delle repubbliche marinare italiane che nel secolo XI poterono essere ripristinati i luoghi di attracco costieri. Si nota prevalente la presenza pisana a Cagliari, radicatasi intorno all’anno 1217 per mezzo del possesso del colle su cui oggi sorge il quartiere di Castello e di quella distruzione che avvenne in seguito della zona di Santa Igia, al tempo usata come residenza ufficiale da parte del giudicato di Cagliari. Venne così a esistenza il porto di Bagnaria e il Portus Salis, inoltre fu così che venne innalzata di una darsena assieme alla (ormai in gran parte scomparsa) vasta cinta semicircolare frangiflutti realizzata mediante l’utilizzo di palizzate lignee e di fatto accessibile dal centro per mezzo di un passaggio che veniva chiuso tramite robuste catene.

L’area situata nei pressi venne chiamata “La pola” e fu così utilizzata solamente per le attività del mare o per la costruzione di chiuse rendendo la zona di castello una vera e propria residenza per i pisani. Durante il periodo di dominio degli aragonesi prima e degli spagnoli in seguito, quando Cagliari si vide protagonista nell’ospitare l’imperatore Carlo V e la poderosa flotta costituita da ben 250 galee, che sarebbero poi state inviate a Tunisi, vennero costruiti rilevanti bastoni difensivi che davano sul porto oltre che altri baluardi per modifiche varie difensive con vari ampliamenti, che continuarono a esistere e vennero rinforzati e utilizzati con la venuta dei piemontesi, i quali edificarono anche una struttura portile capace di resistere agli attacchi anche più sofisticati.

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