Vedere le sfere di pietra sparse per Cagliari: i resti di antiche guerre

Proiettili di catapulta messi in fila a San Saturno

A Cagliari sono ancora visibili in alcune aree della città delle grosse sfere di pietra ben levigate: erano i proiettili lanciati dalle macchine d’ assedio nel Medioevo.. Ne sono ben visibili sei nel cortile della chiesa di San Saturno, allineati in bella fila (vedi foto). Altre due sono visibili all’ ingresso del cimitero di Bonaria, ed un’ altra ancora la si nota nella fossa centrale dell’ Anfiteatro sul versante sud , solo per citarne alcune.
Le aveva notate anche il Lamarmora, che in merito aveva scritto anche un breve articolo per il Bullettino d’Archeologia Sarda dal titolo “Massi sferici di pietra arenaria che si vedono nel circondario di Cagliari” .
Ai tempi del Lamarmora il numero di proiettili visibili in città doveva essere certamente maggiore. Il Lamarmora infatti scrive: “…Due se ne vedono nel bastione di Santa Croce, uno nel bastione di Santa Caterina, come si esce dal portico del Fossario, alcuni nel terrapieno e molli altri in Villanova e nel quartiere di Stampace…Dentro Cagliari se ne possono contare più di 50, oltre quelle che sono seppellite. Nell’antica casa della frumentaria, dove esisteva la fontana, rifacendosi ora il pavimento se ne sono estratte due: un’ altra nel bastione di S. Caterina… La villa di Pirri è piena di questi massi sferici…Alcune di queste pietre circolari hanno incavate delle note numerali I,II, III, IIII, ecc. che crediamo fossero per indicare il calibro. Anche quei massi sferici che si vedono nel finimento di alcune facciate di case, sono collocati per bellezza, ma raccolti da altri siti. Io sospetto che queste grosse palle sieno artefatte e così rotondate per servire da proiettili di guerra prima dell’invenzione della polvere; e sarei per credere che quelle palle così disseminate tra il Fangariu ed Assemini sieno residui dell’antico e tremendo assedio di Santa Gilla…(Bullettino Archeologico Sardo, VV, 1861, pp.79-80)
Le “note numerali” a cui accenna il Lamarmora sono ancora ben visibili sulla superfice di tutte le sfere di pietra: si tratta di tacche parallele fra loro di sette-otto centimetri di lunghezza. I due proiettili all’ ingresso del cimitero di Bonaria e quello nel fossato dell’ Anfiteatro, tutti con diametro di una cinquantina di centimetri, riportano tre tacche sulla superfice. Era insomma una vera e propria indicazione del calibro, ad uso dei serventi alla macchina che le lanciava.
Questa macchina era il trabucco, una macchina d’assedio di grandi dimensioni, che riprendeva macchine precedenti come la catapulta, la balistra e l’ onagro, ampliandone la potenza di tiro. Utilizzato esclusivamente negli assedi, era la più grande arma a tiro indiretto a disposizione degli eserciti medioevali. Il trabucco era costituito da un enorme braccio di legno posto in posizione molto elevata, su una struttura di sostegno abbastanza grande e robusta da sostenere lo sforzo e la tensione a cui la macchina veniva sottoposta durante il suo impiego. Il braccio, ottenuto con lo sfrondamento di un tronco d’albero diritto, era montato in modo asimmetrico su un perno orizzontale nella struttura di sostegno. All’estremità più breve veniva imperniato un cassone o un grande cesto, riempito di macigni o altro materiale abbastanza pesante da fungere da contrappeso per il proiettile da lanciare. All’altra estremità del braccio era appeso un gancio a cui era fissata una specie di grosso cesto, all’interno della quale era posto il proiettile. Durante la fase di ricarica, l’estremità dell’asta veniva abbassata con l’ausilio di argani e ancorata ad un gancio collegato ad una leva di rilascio. Al momento stabilito, veniva azionata la leva di rilascio e l’effetto del contrappeso scagliava il proiettile.
Questa eccezionale macchina d’assedio poteva scagliare pesantissimi macigni fino alla considerevole distanza di 300 metri. Alcuni trabucchi, come quelli della Repubblica di Venezia, potevano lanciare palle di pietra pesanti anche 15 quintali. Dotati di un grande potenziale distruttivo, nel giro di poche ore pochi trabucci potevano distruggere perfino una piccola fortezza.
Sebbene micidiali contro le mura, i trabucchi venivano usati anche per colpire le strutture all’interno delle fortificazioni come i granai, i pozzi e le cisterne, che erano d’importanza strategica. Infatti la distruzione delle scorte spesso significava la resa immediata degli assediati.
Per difendersi dai trabucchi nemici gli assediati rafforzavano le mura ed ampliavano le torri, sulla cui terrazza solitamente installavano trabucchi più potenti, allo scopo di tenere fuori tiro le macchine degli assedianti.
Non sempre i trabucchi venivano utilizzati per lanciare pietre. Talvolta venivano lanciate munizioni imbevute di pece oppure olio in fiamme, per appiccare incendi. Per incrinare il morale degli assediati si ricorreva spesso alla macabra pratica del lancio delle teste di soldati morti. Venivano anche lanciate carcasse infette di animali allo scopo di creare epidemie.
Questa tecnica fu usata ad esempio nel 1345, nell’ assedio dell’avamposto genovese di Caffa, nel Mar Nero. Durante l’assedio, una terribile epidemia di peste bubbonica si scatenò tra i soldati mongoli che erano gli assedianti. Costoro non riuscirono a conquistare Caffa, ma prima di lasciare il campo lanciarono i cadaveri dei loro appestati all’interno delle mura. Gli assediati si affrettarono a gettarli in mare, ma invano: le pulci e la Yersinia pestis seguirono i mercanti genovesi che lasciavano il porto diretti verso l’Occidente, provocando la tremenda epidemia di peste nera che in pochi anni uccise un terzo dell’intera popolazione europea.

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