Vedere la “grotta del re” nel colle di Bonaria a Cagliari

Grotta del re bonaria a cagliari cosa vedere

La grotta perduta di cui parliamo si apriva nel colle di Bonaria ed è nota anche come Grotta del Re poiché era servita come vano di abitazione al principe Alfonso d’Aragona , inviato dal padre Giacomo II a prendere possesso dell’ isola. Il principe aveva iniziato un lungo assedio al Castello di Cagliari a quei tempi saldamente in mano pisana, ma nel frattempo aveva iniziato anche a costruire una piccola città sul colle di Bonaria con tanto di cinta muraria. Quella grotta, evidentemente più ospitale di una tenda da campo , era stata il suo primo alloggio e il centro di comando per le operazioni militari contro Castel di Castro, come si chiamava allora la città. Ma dove era situata esattamente la grotta?
Il canonico Giovanni Spano, nella sua Guida della città di Cagliari (p.307), del 1861, parlando del colle scrive “…Qui il re Alfonso d’ Aragona aveva stabilito il suo campo nel tempo dell’assedio che aveva messo alla città di Cagliari nel 1324. Si nota fino ai giorni nostri il colombario romano dirimpetto alla chiesa, sotto la cinta, che tuttora appellasi la Grotta del Re perché al re servì di stanza nel tempo dell’assedio , prima che vi si erigessero le case….” Dalle sue affermazioni si tratterebbe quindi di una grande tomba a camera di epoca romana, ai suoi tempi ancora ben visibile di fronte all’ ingresso del santuario, ad una quota di poco inferiore. La sua descrizione ha influenzato la maggior parte degli storici del secolo successivo che hanno puntualmente identificato la grotta del Re come un colombario romano ubicato di fronte alla chiesa e distrutto durante la costruzione delle gradinate d’acceso negli anni sessanta del secolo scorso. La litografia che qui riportiamo, tratta da un giornale di metà ‘800, non evidenzia però davanti alla chiesa quel colombario che a giudizio dello Spano era così ben visibile. Il Delassert nel 1857 scattò una serie di foto alla basilica, la cui costruzione era ferma da decenni, ma anche lì non si evidenziano colombari.
Più interessante è un documento del 1902, la relazione annuale inviata al Ministro della Pubblica Istruzione dall’ archeologo Filippo Vivanet, a quei tempi direttore del Museo delle Antichità ed a capo dell’ Ufficio per la conservazione dei Monumenti (Nona e decima relazione a S.E. il Ministro della Pubblica Istruzione dell’Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti della Sardegna negli esercizi 1900-1901 e 1901-1902, Cagliari, 1902). Nella relazione c’è un espresso riferimento alla grotta che viene menzionata come “ caverna avente interesse storico esistente sotto la rampa che conduce al santuario di Bonaria in Cagliari” . In merito il Vivanet riferisce al Ministro di essersi adoperato presso il sindaco di Cagliari affinchè un concessionario di cave della zona non proseguisse nel lavoro di asportazione di materiale da cava, danneggiando in modo irreparabile la storica grotta. Egli riferisce anche che alla sua lettera il sindaco di Cagliari ha prontamente risposto assicurando di avere ingiunto formalmente al proprietario della cava di sospendere immediatamente qualsiasi lavoro.
Il testo induce a due considerazioni non di poco conto: 1) L’ambiente non sarebbe un colombario, da momento che lo stesso Vivanet, archeologo, lo indica come caverna, ma probabilmente un’antica cava romana di materiale da costruzione, che significherebbe dimensioni molto più ampie e giustificherebbe il temporaneo alloggio nella cavità dell’ Infante Alfonso e del suo seguito. 2) La “rampa” è l’attuale strada alberata con pini al centro della carreggiata aperta intorno al 1855 , e le aree di cava sono quelle sottostanti, sul lato monte di via Bottego. L’ ambiente potrebbe quindi ancora esistere, sviluppandosi sotto la strada e sotto la collina, con ingresso, probabilmente murato, dai cortili di un paio di abitazioni ubicate proprio sotto il piano stradale. I riscontri si presentano comunque difficili poiché le due abitazioni sono abbandonate da decenni ed i cortili, incolti, si sono trasformati in vere e proprie selve.

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Testo di A.Fruttu

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