Il pozzo di Sa MItza de su Rei nell’orto dei cappuccini a Cagliari

Pozzo di sa mitza cagliari cosa vedere

All’interno dell’Orto dei Cappuccini, quello di recente riaperto al pubblico con ingresso da viale Merello, è presente anche un antico pozzo, antecedente alla costruzione del convento. L’area del pozzo è quella più settentrionale dell’orto, a ridosso di alcune pareti rocciose, e non è attualmente fruibile, ma il pozzo è in funzione e viene regolarmente utilizzato per innaffiare l’orto ed il verde di Buoncammino grazie ad una pompa sommersa.
Il pozzo ha un imbocco di cm. 54×184 ed una sezione leggermente più larga di cm 140 x 263. È profondo circa 50 metri, di cui la metà con acqua, ed ha pareti rivestite di malta cementizia.
Per la sua buona qualità, l’acqua era particolarmente gradita ai sovrani, che durante i loro soggiorni a Cagliari preferivano rifornirsi da questo pozzo piuttosto che dalla fontana di San Pancrazio, molto più vicina a palazzo Regio. Da qui l’appellativo di Mitza de su Rei, con cui il pozzo è ancora conosciuto a Cagliari. Il Cugia, nel suo Itinerario dell’Isola, alla fine dell’800 giudica ancora l’acqua del pozzo come la migliore acqua sorgiva della città di Cagliari.
Il pozzo fu al centro di una grande ripulitura nel 1846, alla ricerca di un acquedotto romano ancora attivo che si supponeva scorresse alla base del pozzo. Era stato l’architetto Efisio Tocco, convinto assertore dell’idea che l’antico acquedotto romano di Cagliari provenisse dalle alture di Dolianova e non dalle colline di Domusnovas, a sollecitare l’indagine sul fondo di quel pozzo. Proprio da quel pozzo i Cappuccini del convento asserivano di trovare talvolta nell’acqua foglie di piante di montagna non presenti nei dintorni di Cagliari. Inoltre era nota la presenza sul fondo del pozzo di un grande pietrone squadrato. Partirono così grandi lavori, finalizzati a ripulire il fondo e soprattutto a sollevare il grande pietrone, per verificare l’esistenza dell’antico acquedotto romano ancora attivo al di sotto. Furono rimossi oltre 30 metri cubi di terreno, fu localizzata e raggiunta la grande pietra sul fondo. Con grande spiegamento di mezzi questa venne imbragata dai soldati del Genio Militare, e portata su per cinquanta metri con l’impiego di funi e cavalli. Nel timore che, una volta sollevata la pietra, l’acqua schizzasse su con troppa violenza e causasse disastri, i soldati avevano addirittura ricevuto l’ordine di tenere lontana la gente. L’impresa si rivelò invece un completo fallimento: tra la delusione generale si constatò che la grande pietra sul fondo del pozzo poggiava sulla nuda roccia, ed al di sotto non vi era nessuna traccia di acquedotto. La cosa finì con una singolare contesa giudiziaria tra l’amministrazione Sabauda, che reclamava dal Consiglio Civico della città una partecipazione alle spese sostenute, e quest’ultimo che categoricamente rifiutava, sostenendo di non aver mai deliberato niente in tal senso.

Testo di A.Fruttu

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