Il mistero dell’anfiteatro romano di Cagliari: una facciata scomparsa

Il PICCOLO MISTERO DELL’ANFITEATRO ROMANO DI CAGLIARI

Dell’anfiteatro romano di Cagliari oggi residua solo quella parte, all’ incirca la metà, che venne scavata nella roccia. Quell’ altra metà di anfiteatro che venne invece costruita a cielo aperto e che si raccordava perfettamente con quella scavata , è completamente scomparsa. Costruita in grossi blocchi sagomati di pietra locale, era certamente imponente poichè doveva superava i venti metri d’altezza, ma venne progressivamente riutilizzata nel Medioevo per costruire la cinta muraria , le torri e chiese della città, e non ne rimase traccia.
Di questa parte mancante, di cui non sappiamo assolutamente niente, esiste un’ unica ed abbastanza singolare ricostruzione, effettuata intorno al 1880 dall’ archeologo Vincenzo Crespi. Il Crespi aveva una conoscenza accurata dell’ anfiteatro di Cagliari. Nel 1867 aveva personalmente partecipato agli scavi effettuati dal canonico Giovanni Spano all’ interno dell’ anfiteatro, i primi in assoluto nella storia dell’ edificio, e che portarono alla svuotamento dell’arena, che era colma di terra ed alla disostruzione dell’ambulacrum , cioè quella galleria che correva lungo il perimetro dell’arena. Gli scavi dello Spano erano stati finanziati dal Municipio di Cagliari, e il Crespi che era dipendente del Comune gli aveva seguiti proprio per conto del municipio cittadino, come riporta testualmente nel suo volumetto del 1888 “Studi critici e restituzione dell’Anfiteatro romano di Cagliari.” Al termine dei lavori realizzò un modello in sughero dell’ intero anfiteatro, compresa le parte mancante, e lo consegnò al Comune. La presenza di questo modello è documentata nel municipio di Cagliari fino al 1943, poi se ne perdono le tracce: forse fu trafugato, più probabilmente prese fuoco sotto i bombardamenti finendo in cenere. Per cui oggi resta solo la documentazione fotografica.
A distanza di quasi 140 anni dalla realizzazione di quell’ originale “plastico” , di moderna concezione per quanto in sughero, viene spontaneo chiedersi. sulla base di quali ritrovamenti archeologici il Crespi abbia ipotizzato quel tipo di facciata. Sembra improbabile che sia un puro parto della sua fantasia. Aveva partecipato agli scavi e probabilmente qualche elemento architettonico o qualche struttura muraria era affiorata, tale da suggerirgli quella facciata. Senonchè, fin dai primi del 1900 in più riprese vennero eseguiti lavori all’interno dell’ anfiteatro per riadattarlo sempre meglio a spazio di spettacoli lirici. E forse in tale circostanza venne progressivamente re-interrate strutture e parti murarie che il Crespi aveva visto e che gli avevano ispirato quel modello.

Testo di Antonello Frutto, prezioso studioso della storia cittadina di Cagliari

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