L’acqua miracolosa della cripta di sant’Agostino – storie segrete di Cagliari

Cripta di Sant'agostino cagliari cosa vedere

La cripta di S. Agostino è accessibile tramite un’ardita scaletta a chiocciola dall’andito d’ingresso dello storico palazzo Accardo, al numero civico 12 del Largo Carlo Felice, progettato da Dionigi Scano e realizzato alla fine del secolo scorso nell’ambito della sistemazione urbanistica del Largo, che poi corrisponde a quella attuale.
La cripta ospitò, dal 504 al 722 dopo Cristo, le spoglie mortali di S. Agostino vescovo di Ippona, traslate in Sardegna dal celebre monaco e teologo Fulgenzio, a quasi un secolo di distanza dalla morte del santo vescovo, per sottrarle al possibile oltraggio da parte degli invasori Vandali.
Costoro, seguaci dell’eresia ariana, avevano avviato una dura persecuzione dei vescovi cristiani del Nord Africa, costringendoli all’esilio in Sicilia, in Sardegna e nel Meridione d’Italia. E molti di questi vescovi, tra cui Fulgenzio, avevano portato con se i resti mortali ed il culto dei loro predecessori morti in terra africana e già venerati come santi.Le spoglie di Sant’Agostino restarono a Cagliari poco più di due secoli, fino al 722 dopo Cristo, anno in cui il re longobardo Liutprando le fece trasferire a Pavia per tenerle al sicuro dalle scorrerie saracene, e dove attualmente ancora si trovano.
Sulla cripta sorgeva la chiesa di S. Agostino extra muros, e nelle vicinanze sorgeva un antico convento, che secondo la tradizione fu fondato dallo stesso Agostino durante una predicazione nell’isola. Il convento fu demolito sotto Filippo II per fare spazio alla cinta fortificata, e trasferito poco lontano, nel quartiere della Marina, all’interno delle mura.
Intorno alla metà del 1600 si completò la demolizione dell’antico convento, ma si lasciò in piedi solo una piccola cappella che sovrastava il santuario sotterraneo, e che a metà dell’Ottocento era ancora esistente: fu infatti vista e descritta dallo Spano e dal Martini. Poi, con la sistemazione del Largo Carlo Felice, per riallineare la facciata col tracciato del Largo, la cappella fu in parte demolita (1884), e su di essa si inserì il palazzo progettato da Dionigi Scano. L’intervento non riguardò la cripta, che si conservò integra.
Il vano, un rettangolo piuttosto irregolare di circa cinque metri per tre, con un’ altezza media di quattro, è interamente intonacato, ma sembra riutilizzare una piccola grotta naturale o un preesistente ambiente ipogeo, probabilmente di epoca romana. All’interno una serie di piastrelle colorate del seicento, note come azulejos, vivacizza e decora le pareti lunghe nella parte bassa. Sulla parete di fondo è l’edicola dell’altare, che include una piccola nicchia scavata nella parete, che ospita la statua del santo in gesto benedicente. Dietro l’altare vi è un vuoto, bene illuminato da una lampade, che è un luogo di particolare venerazione poiché, secondo la tradizione , era il sito dove era posata la cassa del Santo.
Attualmente vi si nota una fossa concava, lunga poco più di un metro e larga una quarantina di centimetri, profonda altri trenta o quaranta centimetri, contenente un’acqua di falda limpida e trasparente. La tradizione popolare considerava miracolosa quest’acqua, a cui venivano attribuite prodigiose qualità terapeutiche. Essa veniva portata nelle case per la guarigione degli infermi, e ciò viene confermato da una lapide nella facciata esterna della cappella superiore, probabilmente del ‘600, che il canonico Giovanni Spano fece in tempo a conoscere, e che trascrisse interamente nella sua Guida della città e dintorni di Cagliari. Redatta in latino, l’iscrizione ricordava al viandante che in quel sacro luogo avevano riposato per 221 anni le spoglie di S. Agostino, e lo invitava a fermarsi e venerare quel “loculum”. Anche se, continuava l’iscrizione, il corpo del santo non riposava più in quella grotta a causa delle scorrerie saracene (defecit corpus Saracenorum tirrannide) restava quell’acqua miracolosa come vero e proprio dono del Santo a guarire gli infermi (mansit tamen mirifica aqua ad infirmorum levamen).
L’epigrafe fu purtroppo rimossa trent’anni dopo allorchè, come già detto, nel 1864 fu arretrata la facciata della cappella e gli ambienti furono inglobati nel costruendo palazzo Accardo. Da documenti del tempo sembrerebbe che sia stata trasferita nella chiesa di San Lucifero, ma attualmente se ne sono perse le tracce.
A Cagliari la cripta di sant’ Agostino non è l’ unica in cui affiorano acque considerate risanatrici. Anche nella cripta di sant’ Avendrace , all’ interno dell’ omonima chiesa, è presente una polla d’acqua sorgiva a cui la tradizione assegna qualità terapeutiche.

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