La tomba di Caio Rubellio a sant’ Avendrace – Cosa vedere a Cagliari

Cosa vedere a Cagliari la tomba di caio rubellio

La tomba di Caio Rubellio, è posta a mezza altezza sulla collina di sant’ Avendrace (Cagliari) e consta di una camera funeraria rettangolare il cui ingresso si apre alla sommità di una scenografica scalinata semicircolare, ancora in parte conservata.
Sulla parete di roccia sovrastante la porta d’ingresso è scolpita, in una tabella ansata a caratteri epigrafici della fine del primo secolo dopo Cristo, la dedica funeraria. All’interno della camera funeraria sono presenti loculi sotto arcosoli per accogliere i defunti e nicchie per accogliere le urne funerarie con le ceneri. La presenza di due pratiche funerarie diverse nello stesso sepolcro aveva fatto ipotizzare all’ archeologo Romualdo Loddo, agli inizi del ‘900, che la salma venisse dapprima posta nella cassa sotto l’arcosolio principale, e solo in un secondo momento, a disfacimento avvenuto, venisse cremata. A quel punto le ceneri erano raccolte nell’urna, e sotto veniva applicata la lastra marmorea a ricordo del defunto.
Sembra invece più probabile che la camera funeraria abbia avuto un utilizzo prolungatosi nel tempo per qualche secolo. Ai primi del III dopo Cristo infatti la pratica dell’incinerazione nella necropoli cagliaritana è ormai quasi scomparsa, sostituita da quella dell’ inumazione.
La prima segnalazione della camera funeraria e della relativa iscrizione ci viene da un erudito della prima metà del 1700, il giureconsulto torinese Giuseppe Dani, giunto a Cagliari subito dopo il passaggio della Sardegna dall’Austria ai Savoia. Tomba ed epigrafe furono poi illustrate dal Canonico Spano nella sua Guida della Città e dintorni di Cagliari del 1861.
Dall’ iscrizione funeraria racchiusa nella tabella ansata sulla porta d’ingresso della camera funeraria apprendiamo che il sepolcro è dedicato a due nobildonne romane, Marcia Eliade, figlia di Lucio, e Cassia Sulpicia Crassilla, figlia di Caio, dal marito Caio Rubellio: “ C. RUBELLIUS CLYTEUS MARCIAE F. L. HELIADI CASSIAE SULPICIAE C. F. CRASSILLAE CONIUGIBUS CARISSIMIS POSTERISQUE SUIS. QUI LEGIS HUNC TITULUM MORTALEM TE ESSE MEMENTO”. La conclusione della dedica, con quella emblematica invocazione al viandante a ricordarsi di essere mortale, aveva fatto venire il dubbio a qualche studioso dell’Ottocento che Rubellio potesse appartenere ad una famiglia cristiana. Lo stesso Spano non ritiene però molto fondata una tale conclusione.
Le fonti storiche non ci hanno lasciato altre notizie su Caio Rubellio, ma è probabile che fosse qualche personaggio della ricca nobiltà romana, ostile alla politica imperiale e pertanto esiliato in Sardegna, come il Cassio Filippo della grotta della Vipera.

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