La storia di Cagliari: un riassunto per conoscere la città e visitarla meglio

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La storia di Cagliari (Casteddu in sardo) ha sempre avuto a che vedere con la sua posizione centrale rispetto al mediterraneo.

Cagliari è una città antichissima dotata di una storia ampia millenni e che non è difficile riconoscere nella città a causa dei vari segni che testimoniano la presenza della civiltà nuragica e prenuragica oltre a quella massiccia dei vari colonizzatori susseguitisi nel tempo e nei secoli: parliamo in ordine cronologico di Fenici, Vandali, Bizantini, Pisani, Genovesi, Aragonesi e Catalani, Spagnoli, Piemontesi; tutti popoli che hanno lasciato tracce facilmente percepibili della loro venuta nella città come anche nella lingua stessa degli abitanti di Cagliari e della Sardegna intera.

L’origine e la storia del nome di Cagliari

Prima di parlare della storia della città, indicando man mano che cosa è possibile vedere a Cagliari, crediamo che sia importante parlare anzitutto del suo nome antico (Karalis) su cui si riversano più ipotesi spiegate dallo studioso Massimo Pittau. La prima ipotesi è che, come è molto probabile, questo derivi dal protosardo caraíli «macigno, roccia, rupe» e che volesse significare “la rocca” facendo riferimento alla collina rocciosa su cui poggia adesso il quartiere di Castello; un altra ipotesi è che Karalis derivi da cacarallái, parola avvicinabile al protosardo significante “crisantemo selvatico”. Invitiamo ad approfondire la lettura se desiderato nel sito dello studioso stesso Pittau.it. Inoltre può essere una curiosità piacevole da conoscere il fatto che la fondazione di Cagliari sia legata al mito di “Aristeo”, figlio di Apollo e della ninfa Cirene, che avrebbe fondato Cagliari una volta arrivato in Sardegna dalla Beozia.

Le tracce più antiche riguardanti la presenza di abitanti a Cagliari fanno riferimento alle grotte di San Bartolomeo, di Sant’Elia e di Monte Claro, risalenti all’incirca al periodo del V – III millennio a.C. Durante questo periodo si sviluppò la cultura di Monte Claro, diffusasi poi nel resto della Sardegna, e sono documentati numerosi scambi commerciali con i Micenei in Grecia, segno dell’attività già feconda del porto.

Solo nell’VIII secolo a.C. i fenici iniziarono a frequentare i porti Cagliaritani, stanziandosi all’imboccatura dello Stagno di Santa Gilla, probabilmente aventi legami con la città di Tiro. In seguito nel V secolo a.C. circa la città passò sotto il dominio dei Cartaginesi che resero prospero l’insediamento come appare anche evidente a causa della loro necropoli situata in città chiamata “Tuvixeddu”, riconosciuta attualmente come la necropoli punica più grande dell’intero Mediterraneo; in cima alla Sella del Diavolo è stata attestata la presenza di un tempio fenicio dedicato ad Astarte.

Intorno al 238 a.C. la Sardegna passò ai Romani, poco prima della seconda guerra punica, e con essa anche Cagliari. La città era dotata di un porto-emporio, edifici commerciali e civili ma con i romani, essendogli stato riconosciuto nel 46 a.C. il titolo di Municipium a Cagliari da parte di Cesare per il sostegno fornito dalla città durante la guerra civile, furono costruite nuove infrastrutture come il foro, le terme, l’anfiteatro e i templi. Alla morte di Cesare Cagliari rimase fedele a Ottaviano, fornendo anche a lui notevole sostegno; durante il periodo imperiale Cagliari conobbe un costante sviluppo economico e un forte periodo di traquillità e pace. Alcune cose interessanti da vedere a Cagliari oltre gli edifici già citati riguardanti il periodo romano sono la Villa di Tigellio e la Grotta della Vipera (monumento dotato di una storia commovente e poetica).

Intorno al V secolo d.C. Cagliari conobbe il dominio di un nuovo popolo, quello dei Vandali, guidati dal loro re Genserico. Fu durante questo periodo (80 anni) che Cagliari divenne parte del regno Vandalo e addirittura per poco tempo capitale di un regno indipendente creato dal funzionario germanio ribelle Goda.

Nel 534 d.C. Cagliari fu riconquistata dai romani del regno d’Oriente, guidati da Giustiniano, che la mantennero all’interno dei proprio possedimenti con alcune parentesi temibili come l’occupazione della città, poi riconquistata poi dai bizantini, da parte dei Goti, e nel 559 d.C. venne fatta oggetto di saccheggi da parte dei Longobardi, respinti poi dalla stessa popolazione sarda tramite la creazione di apposite milizie locali.

Cagliari durante questo lasso di tempo cessò di prosperare e conobbe un decremento demografico rimanendo ridotta nelle dimensioni al borgo di Santa Igia (santa Gilla). Poiché i bizantini giudicarono indifendibile la Sardegna di quel periodo si vennero a fondare 4 regni indipendenti (chiamati dai sardi giudicati) nell’isola; nel XI secolo d.C. Cagliari divenne capitale del Giudicato di Cagliari.

Dal 705, con l’avanzata dell’Islam verso l’Europa iniziarono le scorrerie dei corsari musulmani provenienti dal Nordafrica e dalla Spagna. Le incursioni improvvise non trovarono efficace opposizione nell’esercito bizantino. Cessate le scorrerie improvvise, dopo una stasi di dieci anni, Arabi e Berberi islamizzati si riorganizzarono e tornarono questa volta con un più ampio schieramento di forze cercando di occupare la parte meridionale della Sardegna.

Fu a seguito di queste offensive che il re longobardo Liutprando inviò alcuni messi a Cagliari – tra il 721 e il 725 – per trattare l’acquisto delle spoglie di Sant’Agostino custodite in città e preservarle da possibili profanazioni. Andata a buon fine la trattativa i Longobardi portarono le spoglie in salvo a Pavia, custodendole nell’Arca di San Pietro in Ciel d’Oro. A Cagliari restarono le vesti del santo.

Le fortificazioni sarde resistettero a diversi attacchi, tanto che in una missiva dell’851papa Leone IV chiederà aiuto allo Judex Provinciae (giudice della provincia) della Sardegna per la difesa di Roma, ma con la caduta nell’VIII secolo dell’Esarcato d’Africa con sede a Cartagine, e soprattutto con l’affermarsi della presenza araba in Sicilia (827) la Sardegna restò scollegata da Bisanzio e dovette necessariamente rendersi economicamente e militarmente autonoma. Non potendo contare sull’aiuto imperiale per difendersi dagli attacchi, gli amministratori locali, gradualmente, organizzarono le difese e presero coscienza di agire di fatto più per proprio conto che per conto di soggetti esterni.

A poco a poco il distante potere imperiale scomparve. Si ritiene che i funzionari imperiali derivanti dall’antico istituto giustinianeo del vicarius, altrimenti detto lociservator (luogotenente, letteralmente), di grado assimilabile al praeses (sorta di prefetto imperiale) si trovarono ad essere, probabilmente, capi di governo prima – e poi – per riconoscimento e legittimazione diffusa, avrebbero assunto il nome e il potere di Iudex, affermando così una sovranità indipendente ed ereditaria.

Un indizio dell’autonomia da Bisanzio lo si evince dalla notizia della missione condotta in autonomia dai sardi presso Ludovico il Pio (814840), successore di Carlo Magno, in vista di una coalizione anti araba con i Franchi i quali, all’epoca, detenevano la Corsica. I legati stabilirono rapporti di buon vicinato e collaborazione difensiva tra le due isole. Quando nell’828 il conte Bonifacio, governatore franco della Corsica, passò per la Sardegna al fine di colpire le coste del Nordafrica oramai arabo con una spedizione militare, definì la Sardegna Insula amicorum. La Sardegna fu allora decisiva perché divenne uno dei confini più importanti tra mondo latino e Islam.

Nel 1257 i Pisani distrussero la città lagunare di Santa Gilla (Cagliari) creando poi una città tipica medioevale chiamandola “Castrum Caralis”, che ebbe come radici i quartieri della Marina, di Stampace e Villanova, nuclei significativi della città. Durante questo periodo Cagliari divenne una città d’arte fra le più note nel mediterraneo divenendo oggetto di una notevole fioritura artistica.

Non passarono cent’anni e un’altra dominazione sopraggiunse. Questa volta furono gli Aragonesi che, nella loro guerra di conquista della Sardegna, assediando Cagliari, edificarono una loro roccaforte su un altro colle, ancora più meridionale: quello di Bonaria. Essi tuttavia non distrussero la città nemica, come avevano fatto i Pisani con Santa Gilla; ma anzi, ottenuta la vittoria nella battaglia di Lucocisterna, lasciarono il Castello infeudato a Pisa. I toscani però non sopportavano la concorrenza del nuovo borgo aragonese di Bonaria, col suo fiorente porto: l’anno seguente ripresero le armi ma vennero nuovamente sconfitti dagli aragonesi in una battaglia navale svoltasi nel golfo degli Angeli tra il 26 e il 29 dicembre 1325 e quindi dovettero abbandonare per sempre il Castello mentre le loro abitazioni furono riassegnate a sudditi della corona d’Aragona. Ai pisani (i cosiddetti pullini) fu tuttavia permesso di continuare a risiedere alla Marina e nelle altre appendici. Sotto la dominazione iberica Caller (Cagliari), città reale non sottomessa e sede del viceré, venne dotata di un codice municipale modellato sulla base di quello di Barcellona e divenne la capitale del nuovo regno. Il Castello, riservato ai nuovi dominatori catalano-aragonesi, venne interdetto, per ragioni di sicurezza militare, agli stranieri e poi anche ai sardi dal 1333 (divieto che perdurerà fino al XVI secolo); il quartiere del porto, la Bagnaria pisana ormai nota come La Pola, fu potenziato e ampliato[36]. Alcune famiglie di origine iberica che si insediarono a Cagliari in quell’epoca sono tuttora presenti in città; tra le varie si possono ricordare gli Aymerich, gli Amat, i Manca, i Canelles e i Sanjust.

Conquistata la Sardegna pisana e inglobati i possedimenti dei Malaspina, il regno dovette fronteggiare prima i Doria e poi Mariano IV d’Arborea il quale a partire dal 1353 scatenò la rivolta contro gli aragonesi, cosicché il territorio regio si ridusse alle sole città di Cagliari e Alghero mentre la parte restante divenne parte del giudicato di Arborea, l’unica entità statale isolana rimasta indipendente. Questa situazione si protrasse a fasi alterne fino al 1409 quando una nuova spedizione militare aragonese, guidata da Martino I di Sicilia, sconfisse arborensi e alleati nella battaglia importantissima per il tempo di Sanluri, facendo sì che a partire dal 1420, a seguito della cessione per 100.000 fiorini dei restanti territori del giudicato arborense, il territorio del regno di Sardegna, con capitale Caller, coincidesse per la prima volta con quello dell’intera isola.

La presenza degli aragonesi e dei catalani fornì nuovo slancio e determinò la creazione del quartiere di Bonaria, arricchito da un santuario ancora oggi oggetto di venerazione, in stile gotico-catalano, avente come nome “Basilica di Bonaria”. Questo santuario è una delle cose che suggeriamo di vedere a Cagliari; il papa Francesco nel Settembre 2013 è stato in pellegrinaggio nel santuario di Bonaria.

La presenza degli spagnola in Sardegna cambiò fortemente il volto di Cagliari, chiamata dagli spagnoli “Caller”, codizionando fortemente la cultura e la lingua dell’isola e della città. Durante la dominazione spagnola Cagliari arrivò a contare la metà degli abitanti di Madrid.

La vita intellettuale fu relativamente vivace e nel XVII secolo venne fondata l’Università (1607). Tuttavia pian piano la città, pur fortemente ispanizzata, cominciò a provare una certa insofferenza per la dominazione iberica: sentimento che culminò nell’assassinio del viceré Camarassa (1668). Così nel 1708, durante la Guerra di successione spagnola, i cagliaritani non opposero resistenza all’assedio anglo-olandese, che pose fine all’età spagnola. Cagliari dopo lo smembramento dell’impero Spagnolo venne assegnata agli Austriaci (1708 – 1713). Successivamente, dopo l’effimera occupazione del cardinale Giulio Alberoni che cercava di riconquistare la Sardegna agli spagnoli (1717), Cagliari, come deciso al Trattato dell’Aia del 1720, passò con tutto il Regno sotto il dominio sabaudo, l’8 agosto 1720.

Alla fine del 1700 i piemontesi aprirono una scuola di Chirurgia la Stamperia reale, crearono mercati, palazzi del potere nobiliare e il Bastione di San Remy.

Anche i piemontesi non furono tuttavia ben tollerati e quando, dopo che Cagliari aveva stavolta resistito con vigore all’assedio navale dei francesi rivoluzionari (1793), i sardi videro rifiutare la loro richiesta di una maggiore autonomia e del rispetto degli antichi privilegi, la città insorse il 27-28 aprile 1794 (oggi festa come «Sa die de sa Sardigna»), e cacciò temporaneamente i piemontesi; ma la rivolta, fagocitata da una sollevazione anti-feudale nel resto dell’isola, sebbene avesse riscosso un discreto successo iniziale, venne sedata e si concluse con un nulla di fatto. La rivoluzione sarda e la richiesta di maggiore libertà avutasi in questo periodo rimane comunque una festa molto sentita in Sardegna e celebrata ogni anno con grande passione dagli abitanti di Cagliari.

Sono ancora numerose le congiure e i tentativi rivoluzionari tentati dai sardi contro i piemontesi, in particolare rimane nota nei periodi successivi la così detta congiura di Palabanda, svoltasi nelle vicinanze di Piazza Yenne e dell’attuale orto botanico e conclusasi anch’essa con una serie di uccisioni, imprigionamenti ed esili messi in atto dai Piemontesi; solo nel 1848 il feudalesimo venne abolito in Sardegna dai Piemontesi. Degna di nota è in questo periodo la costruzione del Municipio di via Roma, un monumento da vedere a Cagliari situato nei pressi della Piazza Matteotti (1899).

Successivamente in città il Fascismo arriva con la sua violenza, occupando le sedi dei partiti avversi e cacciando gli oppositori, tra cui Emilio Lussu che fu assalito nella sua casa di piazza Martiri il 31 ottobre 1926.

È in questi anni che vengono costruite importanti opere pubbliche, molte delle quali realizzate da un giovane progettista comunale, Ubaldo Badas, le cui architetture originali contribuiscono ad abbellire la città sia negli anni trenta che nel dopoguerra, come il Parco delle Rimembranze, il Terrapieno e parte dei Giardini Pubblici.

Durante la seconda guerra mondiale, Cagliari subì numerosi bombardamenti (l’80% della città venne più o meno gravemente colpito, tanto che Cagliari fu dichiarata Città Martire e ricevette una medaglia d’oro al valore militare) dei quali si possono ancora vedere i segni in alcune zone del centro storico. I bombardamenti cominciarono il 17 febbraio del 1943, con l’arrivo sui cieli di Cagliari di un centinaio di aerei statunitensi. Tra il 26 e il 28 febbraio 1943 si hanno i bombardamenti più pesanti, con la distruzione di molti luoghi importanti per Cagliari. In totale le vittime dei bombardamenti in città furono più di 2000.

La Cagliari “capitale del mediterraneo” odierna è una meta turistica fra le più ambite e viene visitata dalle navi da crociera di tutto il mediterraneo e da turisti di ogni nazionalità che trovano nella “città del sole” (nome con cui spesso i Cagliaritani fanno riferimento alla propria città in maniera poetica) un piacevole mix di accoglienza, fascino, colori, profumi e sapori.

 

 

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