La storia del pozzo di San Pancrazio in piazza indipendenza a Cagliari

Pozzo di san pancrazio cagliari cosa vedere

Il pozzo è profondo oltre 80 metri ed è situato quasi al centro di piazza Indipendenza, ma non si vede in superficie poichè l’imboccatura si trova al fondo di una galleria che si sviluppa per venti metri sotto il livello stradale, con orientamento ovest-est, ad una profondità di circa quattro metri sotto il piano di pavimento della piazza. La galleria fu realizzata nel 1825, allorchè tutta la struttura del pozzo fu trasferita sottoterra, e vi si accede attualmente da un chiusino in ghisa sul lato sinistro del vecchio museo archeologico.
Si ritiene che il pozzo di San Pancrazio sia di epoca medioevale per la forma dello scavo, e per una iscrizione oggi perduta , secondo la quale la sua costruzione risalirebbe al 1253, in pieno periodo pisano. E’ lo storico Giuseppe Cossu, nel 1780, il primo a descrivere la fontana che “terrebbe di profondità cento trabucchi” e in cui si troverebbe una “istruzione” che comprova essere opera del tempo dei Pisani. Il Cossu riporta anche il testo di tale iscrizione, oggi smarrita, in cui il Casini lesse il testo “Hoc opus confectum Anno Domini MCCLIII”, di cui riteneva sicura solamente la data del 1253. Fino ai primi del ‘800 la fontana di San Pancrazio, insieme a quelle di Santa Lucia e di Santa Croce, fu tra le più importanti ed attive di Cagliari. Le tre fontane, di proprietà dell’amministrazione civica, erano le uniche periodicamente controllate e riparate in caso di necessità. Esse erano date in appalto ogni tre anni, e per avvertire gli imprenditori, venivano affissi dei manifesti alle porte della città, con l’invito a chiunque fosse interessato a partecipare alla gara d’appalto. Era obbligo dell’appaltatore tenere sempre in buono stato ed in funzione la fontana, in modo da fornire acqua tutti i giorni a chiunque ne facesse richiesta. Generalmente l’appaltatore si impegnava a sostenere le spese per le piccole riparazioni, mentre le riparazioni più costose restavano a carico dell’Amministrazione cittadina. Proprio dall’esame dei contratti d’appalto emergono particolari interessanti per ricostruire la storia del pozzo. Allorché, nel 1733, tale Bernardino Solinas si aggiudica la fonte, essa vale 113 lire e 15 soldi, dispone di 22 ruote di funi, 200 recipienti in creta, 8 ruote di funi vecchie, e tre cavalli. Le funi, dette libani, erano tra i beni più preziosi del pozzo: erano di una fibra vegetale particolarmente resistente all’acqua, comunemente impiegata nelle funi nautiche, ed ottenuta dalla lavorazione del cosiddetto giunco marino. Per contratto l’appaltatore aveva l’obbligo di tenere a proprie spese uomini e carri, carichi di botti piene d’acqua, sempre in giro per le vie di Castello.
Nel 1823 il pozzo di San Pancrazio cessò la sua attività per diversi mesi, e fu al centro di un grande lavoro di ristrutturazione: ” Prima, dice lo Spano, il buco, l’ordegno ed i recipienti esistevano in mezzo la piazza. Di modo che era deturpata ed incomoda, esistendovi anche la casupola pei cavalli, che giorno e notte girano la ruota del mulino per tirare l’acqua, che si porta in botti per la città per uso delle famiglie. La voce generale dimandava una riforma di questo locale, perché il fango dell’inverno ed il fetore dell’estate incomodavano i cittadini che ivi attraversavano per recarsi alla passeggiata…. Fu il conte D. Carlo Boyl, in allora Colonnello ed Ispettore dell’Artiglieria Reale, che propose di rimpiazzare il casamento sottoterra, scavando nella roccia per collocarvi il meccanismo del molino, discendendovi per mezzo di una rampa che sta all’angolo sinistro, e coprendo la sala e galleria da una gran volta.,,L’acqua che vi si estrae si è fatta passare sotto il livello della piazza per mezzo di un canale di piombo che la conduce alla piazza Santa Croce, ove esiste il deposito e dove con facilità concorrono i carri per trasportarla in città…”
Negli anni successivi l’appalto del pozzo andò ancora regolarmente all’asta con le stesse clausole nei contratti, finchè a partire dal 1840, l’interesse degli appaltatori si affievolì e le aste cominciarono ad andare deserte. Il pozzo era sempre meno conveniente, poiché l’acqua di San Pancrazio doveva essere portata su con la noria, ed il mantenimento dei cavalli incideva non poco sui guadagni dell’appaltatore. Così, nonostante la carenza d’acqua affliggesse in modo cronico la città, il canonico Spano scriveva nel 1861 che “da qualche tempo la fontana non è in attività per mancanza di appaltatore che non vi trova il suo conto” Il 3 marzo 1867 il primo acquedotto cittadino era ultimato e la sospirata acqua arrivava a Cagliari dalle montagne di Corongiu: si chiudeva così per sempre la storia del pozzo di San Pancrazio.

Testo di A.Fruttu

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