L’epigrafe di “San Longino centurione” nel museo di Cagliari e la storia di Santa Igia

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Alle conoscenze, ancora molto scarse, che abbiamo sulle origini della città medioevale di Santa Igia hanno contribuito anche delle scoperte casuali. Una di queste fu il ritrovamento assolutamente fortuito, nell’ area di via Po nell’ aprile del 1972, di un’epigrafe in marmo scritta in latino. Fu merito di un ragazzo allora tredicenne, di nome Franco Randaccio, che è tuttora molto attivo nel mondo delle associazioni culturali cittadine.
L’ area del ritrovamento è quella dove oggi sorge il parcheggio sud della citta mercato Santa Gilla (quello meno frequentato e più lontano dagli ingressi del centro commerciale). Nel 1972 era solo una vasta area incolta in cui i ragazzi del quartiere andavano a giocare a pallone ed in cui i le imprese edili contendevano il terreno di gioco ai ragazzi , scaricandovi i detriti e le macerie del grande sbancamento in corso tra via Simeto e via Brenta, su cui doveva sorgere il nuovo palazzo delle Poste.
La lastra di marmo si trovava sulla cima di un cumulo di terra appena scaricata da un camion. Lo scopritore, di recente interpellato in merito, ha riferito che venne particolarmente colpito dal fatto che fosse in latino, una lingua che in quel periodo stava studiando a scuola .Così la raccolse e se la portò a casa, pedalando sulla via del ritorno in equilibrio un po’ più precario su quella biciclettina con cui era arrivato al campo, ma salvando la lapide dalle ruspe che poco dopo l’ avrebbero reinterrata, livellando i cumuli di terra e preparando il terreno per nuove discariche.
Il pezzo, consegnato al museo archeologico di Cagliari, è oggi esposto in bella vista nella sezione epigrafica presente al piano rialzato dell’ edificio, con un piccolo pannello a fianco che ne illustra l’ importanza storica. Il merito di questa valorizzazione va soprattutto al canonico don Leone Porru che studiò accuratamente il reperto pubblicando le sue ricerche nel 1989 nei “Quaderni” della Sovraintendenza archeologica di Cagliari.

Epigrafe

L’ epigrafe (METATU SANCTI LONGINI CENTURIONI HIC ABES A DOMINO DIABULE) è una dedica a San Longino centurione, santo tipicamente bizantino, affinchè tenga sotto la sua protezione il “metatum”, un edificio a carattere militare probabilmente adibito ad alloggio di ufficiali dell’ esercito, che doveva sorgere nella zona. La lapide. che doveva essere affissa sul muro di questo edificio, si conclude con una “deprecatio” , una specie di scongiuro, comunissimo nelle epigrafi bizantine, contro il demonio affinché si tenga ben lontano da chi comanda in quell’ edificio. Anche le nove croci che fanno da cornice all’ epigrafe servono a rafforzare questo singolare scongiuro.
Sulla base del confronto con altre iscrizioni provenienti dall’ area di San Saturno don Leone Porru datò l’ epigrafe tra il VI ed il VII secolo dopo Cristo, un periodo in cui le truppe bizantine che avevano tolto la Sardegna al dominio dei Vandali erano ancora presenti nell’ isola.
Il ritrovamento della lapide nell’ area di via Po pone però degli interrogativi sull’ epoca in cui nacque il primo nucleo abitato di Santa Igia. E’ opinione consolidata che la città sia sorta a partire dal 703/704, quando gli abitanti della Karalis punico-romana, minacciati dalle scorrerie saracene, si rifugiarono ai bordi dello stagno di Santa Gilla, in un’ area difesa naturalmente dalle paludi della zona di San Paolo, già abitata in epoca punica e probabilmente ancora servita da un piccolo approdo portuale. La lapide evidenzia invece che nell’ area di Santa Igia esisteva già, cent’anni prima dell’ ipotetica nascita della città, un importante edificio militare a presidiare un qualche agglomerato urbano ed il territorio circostante. Ma quando era sorto questo agglomerato ? E, una volta cacciati i Vandali, da quali nuovi nemici doveva essere difeso ? Da predoni barbaricini così baldanzosi da spingersi fino a Cagliari ? Da marinai arabi che avevano già iniziato le loro scorrerie? Da guerrieri longobardi che si affacciavano periodicamente nell’ isola per brevi razzie? E’ una pagina oscura ed intrigante della storia dell’ isola e della città , ancora tutta da scrivere, e su cui, in assenza di documenti scritti, solo l’ indagine archeologica potrà portare un po’ di luce.

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