La grotta – rifugio nei giardini pubblici di Cagliari – storia di Cagliari

La grotta - rifugio nei giardini pubblici di Cagliari - storia di Cagliari

La cavità è composta da ambienti comunicanti, non tutti sullo stesso livello, ma comunicanti per mezzo di una scalinata scavata nella roccia. Ha diversi accessi, di cui alcuni nell’ area della villa comunale e limitrofi all’antica strada per Buoncammino, altri da un piazzale alle spalle della galleria d’arte ed a cui si accede da viale san Vincenzo. L’ origine di questi ambienti fu certamente legata a coltivazioni di cava di epoca romana, le cui tracce sono ben visibili alle pareti, ma la planimetria irregolare e le numerose integrazioni in muratura riflettono adattamenti posteriori, probabilmente di epoca sabauda, per adeguare gli ambienti ipogei a vani di deposito. Intorno agli anni trenta nei giardini pubblici esisteva un piccolo zoo di fauna sarda, e la cavità era utiilizzata come luogo di ricovero per gli animali. Sarebbero di questo periodo gli anelli metallici alle pareti di alcuni ambienti.
Durante la guerra la cavità fu utilizzata come rifugio anti aereo, e su di essa esiste abbondante documentazione all’ archivio di stato di Cagliari. Già nel 1938 il Comitato Provinciale di Protezione Antiaerea la aveva individuata come idonea al ricovero delle persone, pur con un minimo di adattamenti , anche se segnalava che era stata destinata “a ricovero di attrezzi pompieristici” .Con lo scoppio della guerra la cavità venne realmente attrezzata a ricovero e diventò uno tra i rifugi cittadini più frequentati. All’ epoca del suo utilizzo come rifugio i tre ipogei principali, quelli derivati dall’attività di cava, vennero chiusi da muri esterni, in cui erano state ricavate porte d’accesso. I muri era piuttosto sottili e sarebbero serviti a ben poco se una bomba fosse caduta nelle immediate vicinanze, ma per fortuna non avvenne. Altri setti murari trasversali dividevano la cavità in grandi ambienti collegati tra loro. In merito alla capienza, una comunicazione del Prefetto di Cagliari Leone al Servizio Generale di Protezione Antiaerea del Ministero dell’ Interno, effettuata in data 23 giugno 1941, segnala che il rifugio può ospitare 2300 persone. Un numero decisamente gonfiato che viene ridotto a 2000 persone nella successiva comunicazione del settembre 1941 (l criterio era di mezzo metro quadro a testa). Altre notizie d’ archivio su questo rifugio hanno la data del 21 febbraio 1943 allorché il comandante dei carabinieri in servizio al rifugio chiede al prefetto istruzioni sul modo di comportarsi nei confronti di quella cinquantina di persone, in prevalenza vecchi, donne e bambini, che continuavano a dormire nel rifugio. Le disposizioni di legge in teoria lo vietavano, ma fino a quel momento “non gli era stato impedito di dormire poiché le loro case erano abbastanza lontane e non avrebbero fatto in tempo ad arrivare in caso d’ allarme”.
Nel dopoguerra il rifugiò ospitò a lungo degli sfollati, poi rientrò nelle disponibilità del Comune. Gli ambienti con ingresso da viale san Vincenzo finirono per ospitare un deposito comunale di oggetti dismessi, e quelli con acceso dai giardini pubblici accolsero attrezzi e materiali usati dai giardinieri.
(Nella foto, un ambiente utilizzato come cava in epoca romana)

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Testo di A.Fruttu

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