La galleria mineraria in viale sant’Avendrace a Cagliari

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Pochi conoscono l’esistenza di una lunga galleria mineraria che attraversa Cagliari da viale sant’Avendrace a via Castelli, ed il cui ingresso è ancora parzialmente visibile dietro un vecchio cancello arrugginito in viale sant’ Avendrace, a pochi metri dalla grotta della Vipera. La galleria fu realizzata nel 1942 a seguito di una controversia tra l’ Italcementi ed i Mulas, proprietari all’ epoca dei terreni adiacenti via Is Maglias. In quegli anni l’ Italcementi stava sbancando grandi quantità di roccia a Tuvumannu, in un’ area ancora oggi non urbanizzata e piuttosto degradata che risulta a est della lottizzazione di via Castelli. Per trasportare il materiale ai forni di via santa Gilla l’ Italcementi chiese ai Mulas l’autorizzazione a costruire una decauville, cioè una ferrovia di superficie a scartamento ridotto, dello stesso tipo di quella già in uso in zona per il trasporto del calcare estratto dal “catino” retrostante Predio Ibba. I Mulas non diedero l’autorizzazione e l’ Italcementi decise di ovviare al problema scavando una galleria di 600 metri che metteva in comunicazione le tramogge a ridosso di viale sant’ Avendrace, in cui si frantumava il calcare, con l’ area di Tuvumannu. Nel suo percorso la galleria superava via is Maglias e si concludeva sotto l’area di cava adiacente alla futura via Castelli. Al tempo la tecnica di coltivazione della cava di Tuvumannu era “ad imbuto”: il materiale proveniente dallo spianamento del colle veniva in altre parole versato in una specie di pozzo a imbuto, seguito da un lungo piano inclinato sotterraneo, ancora esistente, a cui seguiva la galleria vera e propria . Sia sul piano inclinato che nella galleria viaggiavano carrelli su rotaie per il trasporto del materiale. Da documenti d’ archivio del tempo apprendiamo che un gruppo di abitanti di sant’ Avendrace chiese al Prefetto di poter utilizzare per rifugio di guerra i tratti di galleria già scavati, ma l’ Italcementi si oppose, ed il Comune realizzò allora il rifugio di vico Trento, quello che si vede ancora oggi a pochi metri dal liceo Siotto. Sempre durante i lavori di scavo della galleria venne intercettato un lungo tratto di acquedotto romano ed un giovane funzionario della sovrintendenza archeologica di Cagliari, a nome Giovanni Lilliu ne fece una relazione per l’ Ufficio in data 3 giugno 1949 ancora esistente in archivio deposito Nell’ ultimo tratto, quello esterno alla galleria il trasporto ai forni di via santa Gilla avveniva scavalcando il viale san’ Avendrace su teleferica. Poi all’ inizio degli anni 50 si prolungò la galleria in direzione di via santa Gilla, costruendone un ulteriore segmento lungo lo stesso asse ad una quota inferiore. Il calcare passava quindi da una galleria all’altra attraverso un largo fornello e nella galleria inferiore finiva su un lungo nastro trasportatore Pirelli che dapprima attraversava in sotterranea viale sant’ Avendrace, e poi intraprendeva una lunga salita su un piano inclinato di cemento fino al’ imbocco dei forni, ubicati dove oggi sorgono i moderni palazzoni del centro residenziale santa Gilla.
Le gallerie al giorno d’ oggi sono ancora in buone condizioni, anche se in alcuni tratti allagate, e contengono ancora molti macchinari, le tramogge e il nastro trasportatore. Esiste anche un progetto per il loro recupero, nel contesto della realizzazione di un parco sotterraneo di archeologia industriale collegato alla sovrastante necropoli punico-romana, ma le vicissitudini giudiziarie dell’ intera area hanno purtroppo ritardando la valorizzazione di questo complesso che sarebbe di grande interesse per la storia dell’ industria nell’isola.

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Testo di A.Fruttu

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