La colonna della cripta di Santa Restituta a Cagliari – (Stampace)

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Il visitatore della chiesa sotterranea di Santa Restituta a Stampace rimane solitamente colpito da quel vano laterale, dalla volta bassa, sulla sinistra delle scale d’accesso, e caratterizzato da un tronco di colonna al centro di un altare simile ad un parallelepipedo di pietra e di fattura piuttosto rozza.
Fino alla metà del 1800 la colonna si trovava nel piccolo ambiente sotto l’altare principale, cioè quello tripartito dove è attualmente la statua della santa. L’accesso a questo ambiente, vera e propria cripta della cripta, avveniva attraverso quella scalinata intagliata nel banco roccioso sulla sinistra dell’ altare medesimo. La colonna era oggetto di culto da parte del popolo poiché, secondo la tradizione, vi sarebbe stata legata e flagellata la santa prima del martirio, ma a quella colonna venivano anche attribuiti poteri magici connessi alla fertilità e al parto. Altro ambiente oggetto di culti “pagani” era l’ angolo della cavità sulla sinistra delle scale d’accesso, quello in cui si trova attualmente la colonna , e che secondo la tradizione era proprio lo spazio fisico in cui la santa fu martirizzata. Il canonico Giovanni Spano ci racconta nella Guida della Città di Cagliari (1861) che “le donne ne avevano in molta divozione la polvere e vi portavano i loro piccoli figli per farli coricare e rivoltolare nella polvere onde liberarli dal vaiolo”
Si trattava chiaramente di riti di fertilità e guarigione di origine precristiana, praticati in quella grotta da tempi antichissimi e sopravvissuti all’ interno insieme al culto della santa. A metter fine, una volta per tutte, agli “abusi”, come li definisce lo Spano, fu l’arcivescovo Marongiu Nurra, che tenne la diocesi di Cagliari fra il 1842 ed il 1866. Fece anzitutto costruire un muro, ancora esistente, per separare il resto della grotta dallo spazio in cui si riteneva fosse stata martirizzata la santa ed in cui avvenivano i rotolamenti rituali dei bambini nella polvere. Creò così quel vano dalla volta ribassata in cui è presente l’ altare altomedioevale in forma di parallelepipedo, e vi mise un bel cancello in legno all’ ingresso (quest’ ultimo oggi scomparso) per consentire la visione dell’ambiente, ma non l’accesso per eventuali rotolamenti nella polvere. Spostò poi la colonna dalla cripta al nuovo vano che si era creato, posizionandola al centro dell’altare in pietra, e lasciandola così alla devozione dei fedeli. Ma a debita distanza, dietro una cancellata e per giunta posizionata al centro di un parallelepipedo di roccia, ad evitare ogni tentazione di pratiche strane poco in sintonia con un luogo di culto.

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Testo di A.Fruttu

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