Il rifugio antiaereo di Via Pola a Cagliari: cosa vedere e visitare

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Un vasto rifugio di guerra, citato nei documenti come rifugio di via Pola, fu scavato durante la seconda guerra mondiale nel contrafforte roccioso tra via Mameli e via Trento, praticamente sotto le scalinate che oggi mettono in comunicazione la piazzetta dell’ Annunziata con via Mameli all’altezza dell’ attuale edificio della Mem. Ai tempi della guerra in quella zona esisteva un vasto campo di calcio, utilizzato anche dalla squadra del Cagliari. Il rifugio aveva diversi ingressi, ma ne resta solo uno ancora nel cortile retrostante l’edificio all’angolo tra via Mameli e via Pola. Dall’ingresso si diparte una galleria ad andamento spezzato lunga una settantina di metri che conduce ad un crocevia sotterraneo da cui si dipartono ben quattro diramazioni.
Due di queste diramazioni piegano in direzione ovest verso via Mameli ed attualmente risultano ostruite da muri in pietra in corrispondenza dell’uscita sulla pubblica strada. Le altre due diramazioni, si sviluppano sotto il contrafforte roccioso disegnando approssimativamente un rettangolo piuttosto irregolare di 15 metri per trenta, e finiscono poi per ricongiungersi. Dal punto di ricongiunzione si diparte una quinta galleria, una sorta di prolungamento verso est, cioè verso la chiesa dell’Annunziata, che però si interrompe contro il banco roccioso dopo una quindicina di metri. Lo sviluppo lineare delle gallerie è notevole poiché supera i duecentoventi metri. All’Archivio di Stato di Cagliari sono presenti diversi documenti relativi alla storia del rifugio, e che ci consentono di capire anche il suo singolare sviluppo planimetrico.
Fu l’ingegner Rolfi del comune di Cagliari a predisporre nel marzo 1941 la costruzione del rifugio che doveva avere due ingressi, uno nel cortile del campo sportivo e l’ altro nella pubblica strada più ad ovest, per una lunghezza complessiva di 50 metri ed una larghezza di due.
Il 23 luglio 1941 erano pronti solo 20 metri di galleria In quella data infatti il podestà di Cagliari comunicava al prefetto Leone che i lavori, iniziati da due distinti imbocchi, procedevano a rilento poiché nell’imbocco sinistro si era trovato un banco di roccia fessurato con vari franamenti , per cui era stato necessario costruire una volta in mattoni su piedritti. A novembre lo scavo era concluso, ma non erano stati ancora rimossi i cumuli di terra dal campo di calcio, per cui l’ 11 novembre di quell’anno i frequentatori del campo scrivevano al Prefetto affinché venisse ripristinato il campo.
In quegli anni la guerra aveva limitato l’attività calcistica ed il campionato di serie C in cui il Cagliari militava era stato sospeso. Ma la squadra partecipava ai campionati di Prima Divisione Regionale, ed il tifo per la squadra cittadina era lo stesso molto vivo, anche perché aiutava a sopportare le sofferenze e l e privazioni della guerra.
A partire dalla metà del 1942 iniziarono i bombardamenti su Cagliari ed il rifugio si rivelò ben presto insufficiente a ricoverare gli abitanti del quartiere. Con i suoi cento metri quadri di superfice era destinato ad ospitare al massimo duecento persone. Ma solo nel febbraio del 1943, quando era ormai troppo tardi, venne programmato un intervento di ampliamento, con l’ obiettivo di portare da 200 a 1000 il numero di persone che potessero trovarvi rifugio.
I lavori, finanziati per un importo di 457.000 lire, partirono a fine giugno del 1943, e prevedevano l’allungamento delle gallerie ed uno sbocco nella sovrastante piazzetta dell’Annunziata, probabilmente a mezzo di una scalinata . I lavori, portati avanti per quasi un anno, vennero però sospesi alla metà del 1944 a mai portati a termine. Dopo l’ armistizio e la partenza dei Tedeschi la Sardegna era praticamente uscita dal conflitto e quei rifugi non servivano più a niente. Peccato che al momento del bisogno non esistessero ancora. Gli ingressi vennero murati, tranne quello situato nel cortile del condominio, ed il rifugio venne dimenticato. Gli stessi giocatori dei Cagliari ripianarono la terra nel campo di calcio e colmarono una gigantesca voragine che si era creata proprio al centro del campo dopo il bombardamento americano del 13 maggio. La chiusura del rifugio segnò anche la ripresa delle attività calcistiche nel campo di via Pola.

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Testo di Antonello Fruttu

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