Cosa vedere della tomba di Vinius Beryllus in viale sant’ Avendrace (Cagliari)

Tomba camera di Vinius Beryllus a Cagliari cosa vedere

La tomba di Vinius Beryllus è quella piccola tomba a camera a forma di parallelepipedo, scavata nel banco roccioso immediatamente a destra della Grotta della Vipera, altra illustre tomba romana con cui però non è in relazione. La camera funeraria della tomba di Beryllus fu parzialmente sventrata con le mine intorno al 1823, durante i lavori per l’allargamento dell’attuale viale Sant’ Avendrace, che rappresentava allora il primo tratto della futura Carlo Felice. La camera funeraria che oggi si osserva in parete è probabilmente meno della metà di quella originale: sopravvive solo la parete di fondo (parete est) mentre sono mutile le pareti laterali nord e sud . Invece è stata completamente distrutta dalle mine la parete ovest, in cui doveva trovarsi la porta d’ ingresso sulla strada.
La camera funeraria è di particolare interesse per gli archeologi poiché presenta alle pareti una serie di nicchie per la deposizione delle olle funerarie. Attualmente rimangono sette nicchie ed un arcosolio, ma è probabile che il loro numero fosse di nove o undici, essendo attualmente leggibile solo metà delle pareti nord e sud. Tra le nicchie della parete di fondo si sviluppano inoltre quattro distinte iscrizioni epigrafiche nella roccia, lette per la prima volta da Heinrich Nissen nella seconda metà dell’800, riprese dal Crespi, dal Mommsen e dal Loddo negli anni successivi, e riesaminate qualche decennio fa dal professor Attilio Mastino.
Le quattro iscrizioni non sono contemporanee, e furono scolpite da mani diverse. Un primo gruppo di tre iscrizioni, sulla base dei caratteri epigrafici, è datato alla seconda metà del I secolo dopo Cristo: dalla più antica apprendiamo che la tomba fu costruita da un certo T. Vinius Beryllus mentre era ancora in vita. A distanza di qualche tempo nella camera funeraria furono aggiunte una seconda ed una terza iscrizione, relative ad altri familiari di Vinius Beryllus le cui ceneri erano state deposte in altrettante nicchie nella parete. Almeno un secolo dopo, e con un rito funerario completamente diverso, in quella camera funeraria veniva deposta per volontà del marito la salma di una certa Valeria, morta a 40 anni, di cui ignoriamo il grado di parentela con Vinius Beryllus. Nonostante la fuliggine e le incrostazioni sulla parte rocciosa, le iscrizioni sotto le varie nicchie sono ancora leggibili; meglio se con l’ausilio della luce radente di una torcia.

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Testo di A.Fruttu

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