Cosa vedere a Cagliari: la grotta di su Stiddiu

 

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La cavità di Su Stiddiu sotto piazza d’Armi è citata in vari documenti dell’ 800 quasi sempre legati all’ utilizzo dell’ acqua presente all’ interno. Al giorno d’oggi la quantità d’ acqua è minima, ma fino a tempi recenti la cavità alternava periodi di piena (nella foto) a periodi di magra, ed il livello dell’ acqua sommergeva completamente le strutture in muratura presenti sul fondo.
La cavità appare citata per la prima volta, col nome di “Stidio” in una Relazione che il Regio Ingegnere delle Miniere Giuseppe Baldracco inviava al ministro primo segretario di Stato per gli affari di Sardegna il 20 luglio del 1847. L’ingegnere era stato inviato a Cagliari direttamente dal governo piemontese con l’ incarico di riferire sulla vicenda del pozzo di San Lucifero, il cui scavo andava avanti da anni con costi esorbitanti per la pubblica amministrazione e senza risultati pratici. L’ingegnere svolse con gran diligenza il suo compito e concluse la sua “Relazione” col parere che non era il caso di buttare altri soldi nella trivellazione di quel pozzo. L’Amministrazione sabauda fece tesoro del consiglio e sospese i finanziamenti. I lavori furono interrotti , ed oggi del pozzo di San Lucifero si è addirittura persa l’ubicazione, nonostante, al momento della sospensione dei lavori, la trivellazione avesse raggiunto la bella quota di meno 199,55 metri. La parte più interessante della Relazione è quella finale , in cui il Baldracco suggerisce di recuperare una parte dell’acqua di cui la città necessita anche dalle caverne di Buon Cammino, ed a questo proposito cita su Stiddiu. A suo giudizio, raccordando la grotta, a mezzo di acquedotto, con altre tre cavità presenti in zona ed altrettanto ricche di acqua si poteva fornire ai quartieri alti di Cagliari una quantità d’acqua potabile “di ottima qualità” stimabile tra i sedicimila ed i ventimila litri al giorno. Nessun progetto fece però seguito all’ interruzione dei lavori intorno al pozzo di San Lucifero, e tantomeno l’ attingimento dell’acqua da Su Stiddiu. Due anni dopo un noto avvocato cagliaritano, tale Angelo Meaggia, proponeva nuovamente di sfruttare l’ acqua della cavità per uso potabile. La città era afflitta da una cronica crisi idrica, e l’avvocato propose al Municipio , attraverso una pubblicazione curata e distribuita personalmente da lui, lo scavo di un pozzo per attingere l’acqua nel pendio sovrastante la grotta, e la realizzazione di un acquedotto per portarla in città. Il Comune non dovette essere molto sollecito nella risposta, dal momento che in archivio storico comunale di Cagliari è presente una lettera datata 5 giugno 1850, quindi di un anno successiva alla pubblicazione del volumetto dell’ intraprendente avvocato, in cui l’ Intendente Generale della divisione amministrativa del Comune di Cagliari, rivolgendosi al Sindaco, segnalava che l’avvocato Meaggia stava “…risollecitando una disposizione mercè cui possa praticare liberamente alcune operazioni preliminari onde rendere eseguibile il suo progetto…”
L “operazione preliminare” che il Meaggia sollecitava era sicuramente l’autorizzazione allo scavo del pozzo, che gli avrebbe consentito di prelevare l’acqua dall’alto con una pompa. Alla fine il pozzo venne scavato ed è ancora visibile nella volta della cavita. Per la modesta quantità di acqua presente nella grotta probabilmente non fu mai realizzato l’ impianto di sollevamento. Di sicuro non venne realizzato l’acquedotto destinato a portare l’acqua in città.
La cavità di Su Stiddiu riappare ancora nel 1861 nella Guida della città e dintorni di Cagliari del canonico Giovanni Spano, che ne riconferma l’ uso per approvvigionamento idrico: “…Nel pendio a destra si trova una grotta detta de su Stiddiu (stillicidio) ch’era un antico serbatoio, dove si ha la più fresca acqua filtrata di Cagliari”…Per lo Spano la cavità sarebbe quindi un antico serbatoio per il rifornimento idrico della città antica, anche se il canonico non ci spiega su quali elementi fondi questa ipotesi.
Una successiva menzione della grotta di Su Stiddiu è in un anonimo opuscolo pubblicato nel 1862 dal titolo “Alcune osservazioni intorno alla condotta d’acqua potabile in Cagliari e intorno ai diversi progetti presentati a questo riguardo” . L’ ignoto autore fa una sintesi di tutti i progetti elaborati fino a quel momento per risolvere la cronica mancanza d’acqua in città, e tra essi cita anche quello del Meaggia: un progetto che a giudizio dello scrivente è solo fantasioso e privo di fondatezza.
Con l’arrivo a Cagliari, nel 1867, dell’acqua di Corongiu attraverso il nuovo acquedotto cittadino Su Stiddiu perde d’ importanza, ed il Comune, proprietario della cavità, comincia a darla in locazione. Tra i locatari ci sono i produttori della birra Ferrero-Barisonzo che utilizzano la cavità come cantina per la conservazione della birra. Ce ne da notizia Pasquale Cugia, autore del “Nuovo itinerario dell’ isola di Sardegna”, che nel 1894 scrive:
“… Continuando la strada al di sotto della passeggiata di Buoncammino trovasi questa grotta dello stillicidio , nella quale trovasi dell’acqua proveniente da filtrazione. E’ un antico serbatoio, e tuttora rincorre alla memoria il fatto che lorquando la città difettava di acqua (prima del 1867) questo sito era messo a dura contribuzione perocchè la si trovava fresca e filtrata. Si esagerava però la sua importanza: e si giunse a tanto, ceè un avvocato progettista si illudeva fosse sufficiente per tutta la città . Al presente serve di deposito per la fabbrica di birra Ferrero-Barisonzo, che dalla sovrastante collina vi immette il suo liquido con apposito meccanismo. Questa grotta trovasi presso la Piazza d’Armi, la quale fu costruita nella località verso il 1870…”
Il Cugia riprende quindi l’ipotesi dello Spano che la cavità fosse un antico cisternone per l’approvvigionamento idrico della città romana, e contestualmente menziona anche il progetto del Meaggia di quarant’anni prima, pur senza fare il nome dell’avvocato. Un particolare interessante è quello dell’ “apposito meccanismo” con cui la fabbrica di birre Ferrero Barisonzo portava giù le bottiglie nella cavità. Il pozzo del Meaggia era evidentemente diventato la tromba del montacarichi lungo cui viaggiano le casse di birra tra la fabbrica e il fresco magazzino sottostante. La fabbrica della birra smise di operare ai primissimi del 1900. La grotta continuò però ad andare in locazione a privati, come si evince dal verbale di una riunione della giunta municipale che in data 4 settembre 1912 deliberava l’ennesimo rinnovo.

 

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