Cosa vedere a Cagliari nell’orto botanico – storia e informazioni

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La località dove è dislocato l’orto botanico di Cagliari, chiamata “valle di Palabanda”, ha un clima particolarmente mite ed è protetta dai venti. La vallata è sempre stata di vasto interesse archeologico per la presenza di molte importanti vestigia del periodo preromano e romano, che culminano con l’anfiteatro Romano e con la Villa di Tigellio. Nell’area dell’orto botanico in particolare, si trovano alcune cisterne puniche e tracce di un terminale di acquedotto romano. L’area ha avuto diversi proprietari, tra cui: Gio Tommaso Porcell, la Copagnia di Gesù, Stefano Barberis e l’Avv Salvatore Careddu. Nella proprietà di quest’ultimo uomini di grande cultura organizzarono la famosa “congiura di Palabanda”, miseramente fallita il 30 Ottobre 1812, che mirava a rovesciare il trono di Vittorio Emanuele I. Il Careddu, ritenuto uno dei responsabili, a seguito di un processo “rapido e spietato” fu impiccato e l’intera vallata venne malfamata. Nel piazzale della vasca centrale una lapide “Rotoriana” descrive il patriotico episodio.

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La storia dell’orto botanico di Cagliari

Nel 1858 l’università di Cagliari (per interessamento del professor Meloni Baille e col patrocinio del ministro Lanza) perfeziona l’acquisto di un’area di 5 ettari in località “Palabanda”, destinata al futuro “Orto botanico”.

Nel 1864 si ha l’inizio degli impianti e delle coltivazioni nell’area, sotto la guida del Professor Patrizio Gennari, coadiuvato dal giardiniere Giovanni Battista Canepa. Il 15/11/1866 si ha l’inaugurazione ufficiale dell’orto botanico (allora chiamato “stabilimento”); il professor Gennari legge la prolusione inaugurale in occasione della cerimonia di apertura dell’Anno Accademico 1866 – 87 nell’Aula Magna dell’Università. L’attività dell’orto botanico verrà interrotta per ragioni militari a causa dell’insediamento di un battaglione di cavalleria nel 1942-44 mariprenderà nel 1950; nel 1986 inizia un felice periodo di collaborazione tra l’Università di Cagliari ed il comune di Cagliari, che contribuisce agli oneri di gestione e di custodia, rendendo possibile che l’orto botanico, riaperto al pubblico, diventi un’importante struttura scientifica, di vasto interesse civico.

L’ambiente dell’orto botanico

L’orto botanico di Cagliari ha una superificie di cinque ettari e occupa 300 metri lineari della valle di Palabanda, di natura calcarea miocenica. Il clima è di tipo mediterraneo secco con medie delle minime del mese più freddo di 7,6°C e circa 457 mm di pioggia annua. L’orto per le sue caratteristiche microclimatiche e la professionalità del suo personale ricercatore e tecnico è orientato verso:

  1. settore mediterraneo: con piante delle tre fasce vegetazionali della Sardegna e di specie provenienti da aree a clima mediterraneo Cile, California, Australia, ecc).
  2. Il settore tropicale, che evidenzia il preciso disegno del suo fondatore, finalizzati all’acclimatiazione di tali specie.
  3. Il settore delle piante succulente, che sfrutta la naturale vocazione delle aree aride e gli affioramenti rocciosi
  4. Il settore medicinale – Hortus Simiplicium, ristrutturato di recente e attrezzato anche per i “non vedenti”.

Gli orti botanici nel tempo

Il primo orto botanico per l’uomo è stato quello dell’abiente naturale dal quale ricavava frutti, radici, cortecce, fiori, ecc, sia per l’alimentazione che per la sua salute. A questo seguì l’Orto dei medici, veri e propri “opifici” per la coltura e vendita di piante medicinali, il più antico dei quali è attribuito a Teofrasto di Ereso (371-286 a.C.). Nel rinascimento nascono gli orti botanici attuali alle funzioni didattiche ne aggiungono delle altre sulla biologia, fisiologia ed ecologia dei vegetali con raccolte di piante, provenienti da tutte le parti del mondo, finalizzate alle ricerche scientifiche, alla conservazione dell’ambiente e all’educazione delle popolazioni scolastiche e non.

Cosa vedere all'orto botanico di Cagliari

Cosa vedere nell’orto botanico di Cagliari – alcune anticipazioni alla visita

Le Cycadales

Le Cycadales rappresentano le piante più antiche che si riproducono per seme. Dato il loro massimo sviluppo nel Mesozoico (circa 100 milioni di anni fa) tale era venne chiamata era delle Cycadine e dei Dinosauri. Attualmente sono rappresentate da appena 10 generi e 4 famiglie.

Vasca del papiro e del Giglio d’acqua

Il papiro (Cyperus papyrus L.) è probabilmente la pianta più conosciuta in quanto gli antichi egizi scrivevano i loro documenti sul materiale (papiro) ricavato dal midollo del suo fusto. Nela vasca periferica si trova invece il giglio d’acqua (Eichhornia crassipes Mart. Solm. Lamb.) esempio di idrofilia natante perenne originaria dell’America centrale utilizzata in Europa come fitodepuratore di acque. La pianta presnde il nome dai suoi bellissimi fiori violaceo pallidi, galleggia grazie al rigonfiamento dei piccoli fognari e si nutre del materiale in sospensione nell’acqua. Grazie alle sue caratteristiche invadenti la pianta si è diffusa in Africa tropicale, dove rappresenta un ostacolo alla navigazione fluviale.

Gelso degli Osagi (Maclura pomifera)

Il genere Maclura comprende dodici specie di alberi e arbusti tropicali e subtropicali. È coltivato per la robustezza, durata e flessibilità del suo legno (noto anche come “bow wood”.

Albero fiamma

Questo albero (Sterculia acerfolia A.Cunn) è di origine australiana dove viene chiamato “flame tree”. A cagliari fiorisce ogni 4-5 anni, in estate, e in coincidenza della perdita delle foglie. La ricchezza di fiori di un rosso scarlato giustifica il nome della pianta.

Vasca centrale dell’orto botanico di Cagliari

In questa vasca sono contenuti diversi tipi di piante acquatiche (idrofite). Numerose le idrofite radicanti (che affossano le loro radici nel fondo) tra le quali Nymphea alba, N lutea, N Rubra, N.azurea e Nuphar lutea. Splendide le loro fioriture estive e le caratteristiche diversità di colori.

Le piante succulente: un sistema di adattamenti alla mancanza d’acqua

La necessità di accumulo d’acqua fa assumere a questi vegetali forme e strutture particolari nei tessuti e negli organi. Ad esempio le foglie piatte di Agave o Aloe, le forme diverse delle strutture dei fusti di Euphorbia, Cereus. Opuntia, ecc. Splendide le multicolori fioriture delle numerose specie di Aizoaceae, provenienti dal sud Africa (Regno Capense), perfettamente acclimate nell’orto Botanico.

Una cava “Punico-Romana”, i Ficus “storici”, le felci “arboree”

Rappresenta forse l’area più suggestiva dell’Orto Botanico di Cagliari per le tracce di un sistema idrico collegato con la Chiesa della S.S. Annunziata, per i due ultracentenari Ficus magnoloides Borzi e per la presenza di felci arboree quali Cyathea cooperi (Hook) Domin e Dicksonia antarctia Labill.

Una collezione di piante e sistemi per la cattura e il risparmio dell’acqua

Questa collezione di circa 200 specie di succulente è stata allestita nel giugno del 1989 e deriva in parte dalla raccolta di un collezionista privato (Syrbe Wolfgang). Tra le rarità e curiosità le succulente con peli (Cephalocererus senilis, quelle con foglie caduche, quelle con struttura mimetica simili al ciottolame che le ospita, o quelle con la tipica “finestrella funzionale” del genere Fenestraria. Da notare che i peli hanno una funzione di cattura di umidità, le foglie delle Caduciformi assolvono alla attività di fotosintesi e di traspirazione, la “finestrella” funziona da filtro per la luce che sensibilizza il profondo parenchima clorofilliano.

L’orto dei semplici e le piante aromatiche per i non vedenti

Il settore delle piante medicinali comprende oltre il centinaio di specie raggruppate per “destinazione d’uso” terapeutico. Le aiuole periferiche attrezzate per i non vedenti raccolgono specie vegetali in prevalenza aromatiche.

Fior di loto

Il fior di loto è forse la pianta acquatica esotica più conosciuta perché facile da coltivare a tutte le latitudini per la sua resistenza a temperature fredde. La pianta prende il nome dai suoi semi conosciuti come Sacro Loto degli Egizi.

Dipartimento e museo erbario di Cagliari

Si tratta dell’edificio per la didattica e la ricerca del dipartimento di scienze botaniche al quale amministrativamente afferisce l’orto botanico. Qui vengono svolte ricerche, lezioni ed esercitazioni delle discipline di biologia vegetale per i diversi corsi di laurea della facoltà di scienze e di farmacia dell’università di Cagliari. Il caseggiato oltre le aule, ai laboratori e alla biblioteca ospita il Muse Erbario. Questo raccoglie circa 50.000 esemplari di piante secche.

Cipresso cavo o di palude

Uno splendido albero originario del Nord America. La sua particolarità è legata alle radici “pneumatofori” che eregendosi verticalmente permettono di prelevare dall’esterno l’ossigeno che manca nel fango asfittico delle paludi tropicali in cui vive. Rappresenta un esempio deciduo della antichissima famiglia Tazodiaceae a differenza degli altri due generi (sequoita e Cryptomeria) che invece comprendono solo specie arboree sempreverdi.

La Fitolacca

La Phytolacca dioica L. è una specie originaria dell’America meridionale (Perù e Brasile), introdotta in Europa nel 1768. Il suo interesse è dato dalla caratteristica forma e struttura del colletto (a piede d’elefante) per la riserva d’acqua. Questa pianta può perdere le foglie per il freddo e/o la siccità.

Il semenzaio dell’orto botanico di Cagliari

Si tratta di un locale dove vengono preparati i semi (o altre parti delle piante) da inviare su richiesta. Ogni Orto Botanico periodicamente invia l’elenco di specie disponibili (Index Seminum) indicate col binomio latino. Questo servizio consente l’arricchimento di collezioni e le ricerche di acclimatazione, diffusione di piante.

La fontana Pampanini dell’orto botanico di Cagliari

Costruita nel 1995 occupa l’area delle cisterne dell’antica noria montata su un pozzo romano ancora attivo. Prende il nome dal Professor Renato Pampanini direttore dell’Orto dal 1930 al 1943. Nel 1800 l’acqua veniva commercializzata e oggi, congiuntamente a quella del pozzo artesiano, costituisce la fonte autonoma di approviggionamento idrico per gli usi dell’orto botanico.

Euforbia delle Canaria

Questa pianta rappresenta forse l’esemplare più maestoso presente nel continente europeo. Occupa una superficie di circa 100 metri quadri, ha circa 60 anni di età, e poggia sul uro di confine con l’anfiteatro.

La cisterna a “damigiana”

Cavità scavata nella roccia. In origine era formata dalla sola cisterna a forma di damigiana dell’altezza di 12 m per un diametro alla base di 10 m. Questa cisterna di circa 160 metri cubi, faceva parte del ramo terminale di un acquedotto romano (140 d.C.) che portava l’acqua da Villamassargia a Cagliari.

La serra di acclimatazione delle piante succulente

Negli orti botanici le piante di diversa provenienza geografica o climatica vengono sottoposte ad un graduale processo di acclimatazione. Questa serra, dedicata al Prof. Giuseppe Martinoli (direttore dell’Orto Botanico dal 1946 al 1956), fu costruita nel dopoguerra allo scopo di acclimatare le piante succulente prima di essere trasferite a pieno campo o di essere utilizzate come materiale di scambio con gli altri Orti Botanici.

La grotta Gennari”Il calidarium” dell’orto botanico di Cagliari

Prende il nome dal fondatore dell’Orto Botanico. È lunga più di 15 metri e ha un ingresso a galleria. Ospita splendidi esemplari di Philodendron che riescono a fruttificare e presentano numerosissime radici aeree di diverse dimensioni.

La cisterna a trifoglio dell’orto botanico di Cagliari

Sulla testata della vallecola dove sorge il palmeto esiste una grossa cisterna a forma di trifoglio. L’origine è sempre punica, ma l’uso razionale è di origine romana.

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Tratto principalmente dalla guida per i due itinerari edizione 2000 dell'orto botanico di Cagliari

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