I colombari romani di Tuvixieddu – Cosa vedere a Cagliari nella necropoli

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Una caratteristica poco nota della necropoli punico-romana di Tuvixeddu è la grande varietà di tipologie tombali presenti, soprattutto di quelle riferibili all’epoca romana. Ed una delle tipologie più interessanti, di cui tra l’altro si conosce ben poco, è quella delle tombe a colombario, diffuse soprattutto sulla sommità del colle nel settore più settentrionale della necropoli. Fino a pochi anni fa erano ben visibili dal viale sant’Avendrace, oggi non più poichè i palazzi sorti di recente nell’area di vico IV impediscono la visuale.
Le tombe a colombario sono tombe a camera tipiche del periodo romano prevalentemente costruite per contenere le ceneri dei cremati, ed il loro uso si protrasse fino ai primi secoli del cristianesimo, allorché prevalse l’uso dell’inumazione del defunto ed il colombario si trasformò in catacomba.
Le urne cinerarie erano conservate alle pareti, entro nicchie ricavate nei muri, per cui l’intero edificio assumeva l’aspetto di una colombaia, che era l’ ambiente dove un tempo si tenevano i colombi.
I colombari appartenevano generalmente a collegi funeratici o a grandi corporazioni, ed ospitavano le ceneri di persone di condizione piuttosto modesta, prevalentemente servi, liberti o operai che non potevano permettersi il lusso di un sepolcro individuale di pregio come la poco distante tomba di Rubellio, o quella di Cassio Filippo lungo la strada, più nota oggi a Cagliari come Grotta della Vipera.
Talvolta i colombari erano costruiti da piccoli impresari che poi rivendevano i loculi per profitto, ed abbondano le testimonianze epigrafiche di questo commercio nel periodo romano. Nei colombari tradizionali le nicchie cominciavano al piano del pavimento e salivano fino all’imposta della volta, estendendosi spesso ai pilastri che sostenevano la volta, ed alle rientranze delle pareti.
I colombari cagliaritani di Sant’Avendrace seguono abbastanza fedelmente questi canoni, ma sono interamente scavati nella roccia calcarea. Ne rimangono almeno cinque, di cui uno di particolare interesse (vedi foto) con una sessantina di piccole nicchie a base quadrata, quasi tutte di dimensioni uguali, alle pareti. Le ridotte dimensioni delle nicchie, destinate ad accogliere una sola urna di piccole dimensioni, lasciano pensare che il colombario fosse destinato ad ospitare soltanto urne di bambini. In altri colombari non mancano però ampie nicchie semicircolari destinate ad accogliere urne di dimensioni maggiori, o più di un’urna.
Generalmente sotto la nicchia era posta una piccola lapide rettangolare di marmo col nome del defunto, che veniva fissata alla parete con dei chiodi. Oggi non è rimasta traccia di queste lapidi marmoree, ma si ha notizia del ritrovamenti di iscrizioni di questo tipo in zona nella seconda metà dell’Ottocento.

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Testo di A.Fruttu

 

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