Arish il pescatore e la sua tomba – storie segrete di Cagliari

Il vaso in questione
l’anfora in questione ritrovata a Cagliari

Del pescatore Arish, benestante e laborioso cittadino della Cagliari punica del quinto secolo avanti Cristo, non sappiamo molto. Di certo era sposato e molto religioso. La sua tomba venne scoperta a Predio Ibba, che è quella la parte del colle di Tuvixeddu retrostante la palazzina della circoscrizione, dall’archelogo Antonio Taramelli nel corso di una campagna di scavi durata tra giugno ed agosto del 1908, e che aveva portato alla luce 160 tombe. Quella di Arish, catalogata dal Taramelli come n. 91, aveva rivelato una sorpresa: due anfore uguali per forma e decorazione, entrambe a punta conica, con bocca ristretta e breve collo, di cui ne proponiamo una nella foto. Erano decorate a fascioni orizzontali al ventre, e con linee verticali alternate a linee ondulate nel tratto superiore. La sorpresa consisteva nel fatto che, tra due fasce orizzontali a mezza altezza sulle due anfore, era riportata in chiari caratteri punici un’ iscrizione che si potrebbe tradurre Arish con sua moglie dedica al loro dio Hut. Per questo finirono in mostra in una vetrina del Museo Archeologico, dove sono tuttora.
La tomba era del tipo a pozzetto, un modello molto comune nella necropoli punica di Sant’ Avendrace, e la cameretta sepolcrale a cui si accedeva dal fondo del pozzetto era un piccolo ambiente quasi cubico di un metro e venti di lato con due cassoni affiancati nel pavimento per accogliere due sepolture. Non sappiamo chi fosse stato il primo a morire, se Arish o la moglie. Comunque quando il secondo dei coniugi morì la tomba fu riaperta poiché ne rimase lesionato il portello in pietra che la separava dal pozzo. Vi fu deposto il secondo coniuge, vi fu posta la seconda anfora, vi furono aggiunti alcuni oggetti di corredo, e poi fu tutto richiuso come prima. ricollocando con cura al suo posto il portello lesionato e risigillando con argilla.
La caratteristica delle due anfore era che erano state accuratamente chiuse per non disperdere il liquido contenuto all’interno, che ovviamente dopo 2400 anni si era prosciugato, ma che aveva lasciato una traccia rossastra all’ interno del vaso. Si trattava di vino da offrire al dio Hut , la divinità dell’ oltretomba punico che Arish e sua moglie avrebbero dovuto incontrare dopo la morte. E dopo quel dono di buon vino cagliaritano, probabilmente di produzione propria, il giudizio della divinità sarebbe stato certo più misericordioso.
Oltre alle due anfore nella tomba c’ erano altri oggetti che riflettevano la condizione economica della coppia: un’ altra anfora senza decorazione, due brocchette, due lucerne, alcuni tappi d’argilla per vasi e tre singolari statuette identiche tra loro con la rappresentazione di una divinità femminile, probabilmente Astarte, seduta in trono. La tomba conteneva anche numerosi amuleti in smalto azzurro e pasta vitrea in cui apparivano altre divinità , oltre a scarabei, grani di collana, un bottoncino d’ osso, un orecchino, un anellino in bronzo. ed un elegante balsamario in vetro. Tra questi oggetti di pregio erano anche sistemati con cura dei ciottoli da spiaggia, e ciò fece supporre al Taramelli che il devoto Arish fosse un pescatore della laguna, timoroso degli dei e grato a loro per la speciale protezione nel suo lavoro quotidiano..
Alla fine della campagna di scavi la tomba fu nuovamente ricoperta di terra perché tali erano gli accordi col proprietario del terreno. Ma grazie al lavoro di Romualdo Loddo e Pietro Nissardi ,collaboratori del Taramelli, di essa e di tutte le altre tombe rimase una descrizione minuziosa, con la precisa collocazione planimetrica di ogni tomba, e l’inventario degli oggetti che formavano i corredi funerari.
Poi, all’ inizio degli anni ‘70, a distanza quindi di oltre sessant’anni dallo scavo, in quell’ area venne inspiegabilmente autorizzata l’ attività di cava, ed oggi, dove una volta c’ erano le tombe, c’è il vuoto ed un’ area fortemente degradata non visibile dal viale sant’Avendrace. La quota della collina in quel punto è stata ribassata di quasi venti metri ed alla base è rimasto solo uno sterrato polveroso circondato da pareti in frana.

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